PALINSESTO

Tale sezione raccoglie dei contributi legati agli assi tematici della rivista che non rientrano nelle “figure” privilegiate dai singoli numeri. L’intento è quello di moltiplicare i punti di vista sull’immaginario, costituendo un’ampia base di riflessioni di supporto alla rivista.

Si accettano contributi di max 10.000 parole da inviare a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 


 CONTRIBUTI

 


 


Alberto Giovanni Biuso, Animalia, Villaggio Maori Edizioni, 2020

«Pensare l'animalità significa ridisegnare il confine delle riflessioni sulla vita umana. Cosa rimane del presunto primato per cui l’essere umano è sempre stato considerato il vertice del biocentrismo? Possiamo ancora considerarci superiori in quanto appartenenti a una specie che mette a rischio persino la propria sopravvivenza? Animalia suggerisce un cambiamento di prospettiva, in cui l’arroganza dell’umano viene messa in discussione dallo sguardo con cui veniamo scrutati dagli altri animali, i quali compongono una molteplicità splendente e millenaria. Alberto Giovanni Biuso indaga gli scenari filosofici, letterari e antropologici che sostengono il reticolato fitto e complesso dell’animalità, svelandone somiglianze e differenze: «un’anatomia comparata» come viene definita da Roberto Marchesini nella sua Prefazione. Una riflessione necessaria non per decretare un vincitore unico all’interno del regno animale ma per creare una connessione diversa, nel rispetto della vita di tutti gli animali. Umani e non» (Sinossi tratta dal sito Villaggio Maori Edizioni).

Nella sezione "Palinsesto" proponiamo il testo dell'intervista gentilemente concessa dall'autore.

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Per approfondire rinviamo alla recensione di Salvatore Grandone. Clicca qui per la recensione. 

 

 


 

 


Nunzia Capasso, Cosa c'è nel non detto. Sulle tracce di Eraclito

Ci si chiede spesso come debba essere insegnata la storia della filosofia, quale sia la strategia migliore per introdurre i grandi pensatori e le principali correnti filosofiche. I manuali scolastici cercano di riportarne, nel modo più neutrale possibile, i concetti chiave. Ma è possibile parlare dei filosofi e delle filosofie senza l’impegno, l’engagement, in prima persona del narrante? La storia della filosofia non è un racconto che richiede, come ogni narrazione, la dialettica tra immedesimazione e straniamento, tra l’essere uno con il filosofo e il prenderne le distanze? Senza questo gioco tra il “dentro” e il “fuori” di un pensiero filosofico, la storia della filosofia ha realmente qualcosa da insegnarci? Nella sezione Palinsesto proponiamo un breve ma intenso esperimento di Nunzia Capasso. L’autrice offre una lettura di Eraclito in cui la “prossimità” ai frammenti è vissuta non come ricostruzione di un senso letterale, ma come interrogazione sulla “vicinanza” di un pensatore le cui parole risuonano come una sorta di rumore cosmico all’interno della ragione occidentale.

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Ferdinando Barison: l'incontro con l'esperienza schizofrenica. L'unicità di ogni dialogo - copertina

 

«Un profondo senso di stupore ci ha colti leggendo le pagine scritte da Ferdinando Barison. Ogni pagina, ogni concetto che esprime, genera un sorriso, un sorriso intriso di sorpresa, come quando si sente una scintilla che apre qualcosa, che porta un nuovo sguardo sui fenomeni. È uno sguardo che ridona respiro e fa recuperare una sorta di leggerezza, di piacevole interesse che permette di avvicinare una patologia come la schizofrenia che si esprime attraverso sintomi così invalidanti da nascondere la persona a tal punto da restringere la visuale del terapeuta stesso» (Sinossi tratta dal sito di Giovanni Fioriti Editore).

Nella sezione "Palinsesto" proponiamo il testo dell'intervista gentilemente concessa dai curatori del volume.

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Pin su Storia, la peste del '300

 

 Marco Palladino, Pasquale Vitale, Ripensare la libertà e il male. Riflessioni a margine di “Contagio” di Agamben

In questo breve articolo, abbiamo esaminato quanto scritto da Agamben sul contagio da un punto di vista linguistico - cercando di isolare e di analizzare alcune proposizioni significative - e filosofico, provando a mettere in luce le fragilità delle tesi del noto filosofo senza, però, disconoscere l'importanza degli interrogativi sollevati. Nel corso dell’analisi abbiamo fatto ricorso al rapporto fra la libertà e il male su cui ha insistito Karl Jaspers e alle tesi del filosofo italiano Alberto Caracciolo. In particolare, le rispettive nozioni di situazioni-limite e di malum mundi elaborate dai due filosofi hanno permesso di cogliere una dimensione del male che trascende quella morale e quella politica.

In this short paper we examined what Agamben wrote about contagion, firstly from a linguistic point of view, trying to isolate and analyze some significant propositions, then trying to highlight the fragility of the philosopher’s thesis, without rejecting the importance of the questions raised. We started this critical analysis from a recognition of the relationship between freedom and evil, using the Jaspers existential philosophy and the thesis of the Italian philosopher Alberto Caracciolo. In particular, the respective notions of boundary situations and malum mundi elaborated by the two philosophers allow to gather a dimension of evil that transcends the moral and political one. 

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Alberto Giovanni Biuso, Tempo e materia. Una metafisica, Firenze, Olschki, 2020

«Metafisica è parola e concetto che il pensiero filosofico e scientifico degli ultimi due secoli ha investito di una critica molteplice e radicale. E tuttavia il significato e la necessità della metafisica appaiono intatti e questo libro cerca di indagarli in vari ambiti, coniugando il metodo fenomenologico con i risultati delle scienze naturali. Ne emerge una ontologia come incessante trasformazione della materiatempo, della quale ciascuno e tutti gli enti sono una delle infinite vibrazioni» (Sinossi tratta dal sito della Olschki).

Nella sezione "Palinsesto" proponiamo il testo dell'intervista gentilemente concessa dall'autore.

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Riportiamo il prezioso testo della conferenza di Stefano Garroni dal titolo Wittgenstein - Riflessioni sul Ramo d'Oro.

Stefano Garroni propone una riflessione profonda e originale sulle Note sul Ramo d'oro di Frazer scritte da Wittgenstein. Il filosofo austriaco si scaglia contro l'intellettualismo di Frazer. Ma cosa comporta l'abbandono di una prospettiva logocentrica in ambito antropologico? Garroni si chiede se l'apertura al "possibile", nel senso di altri modi di vedere e concepire il mondo, non debba condurci a una riformulazione universale del concetto di mente. Ma ogni teoria della mente non è essa stessa soggetta a un'evoluzione storica? Come concialiare la pluralità dei sistemi culturali, delle Weltanschauungen, senza un'interrogazione storico-materialistica sulla questione del possibile? Queste sono solo alcune delle domande e dei temi di questa densa conferenza, il cui testo integrale è pubblicato per la prima volta in Figure dell'immaginario

La trascrizione e la revisione del testo sono state curate dalla professoressa Alessandra Ciattini e dalla dottoressa Adriana Garroni.

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E' possibile ascoltare l'audio della Conferenza su youtube:

https://www.youtube.com/playlist?list=PL507095E3F22F0962

 


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Fausto Maria Greco, Studenti alla ricerca del verde perduto

L’articolo illustra lo svolgimento di un’unità di apprendimento che riguarda il rapporto tra scuola e territorio presso la scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Vanvitelli” di Caserta, nell’anno 2016-2017. Gli alunni di una seconda media, con l’aiuto dei loro docenti, hanno svolto ricerche, interviste e sondaggi sulla distribuzione, sulla fruizione e sulla manutenzione dei parchi pubblici e degli spazi verdi nel capoluogo di Terra di Lavoro, con una particolare attenzione sia all’area di riferimento della loro scuola, sia alle esperienze di recupero e di gestione condivisa dei beni pubblici che da alcuni anni sono sorte in città. Attraverso lo studio della letteratura, poi, hanno riflettuto sul nodo del rapporto tra i giovanissimi e gli spazi urbani utilizzati per l’incontro, lo svago e il gioco. Infine hanno organizzato una conferenza conclusiva dell’intera attività didattica nella loro scuola, con la partecipazione dei loro coetanei, di esperti di urbanistica e di cittadini casertani.

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Mariangela Ielo, Il naso, l'olfatto e la percezione degli odori in Aristotele

We have tried to illustrate the importance of the respiratory tract and particularly the nose within Stagirites’ biological works. Starting from the treatment of diseases related to the nose such as war wounds, fractures, nasal polyps, abscesses, tumors and congenital bone malformations whose care was delegated to the doctor, we move on to the biological investigation in which Aristotle leads us through the examination of perception. The nose as an organ of the animal body, from a physiological and philosophical point of view, is part of the five senses which leads the philosopher of nature to considerations that will prove far deeper than expected. Therefore, the investigation of the sensation must necessarily start from the investigation of the human being as the shape of its external parts is the best known and only this, among all animals, is the only erect one (De partibus Animalium, 546a, 10-15).

In controversy with Heraclitus, Pythagoras, Empedocles, and Plato, Aristotle examines the functions of smell and above all respiration in De partibus Animalium, Historia Animalium, in the part dedicated to it in the treatises De juventute et senectute (473a, 15-25 and 473b 1-20). It is also present in the psychology of the perception in De anima (2. 9 421a7-11; II, 419a 33-35 and III 1, 424 b 27-31) where it is placed halfway between the senses of “contact” and the senses of “distance”. In the treatise De sensu et sensibilibus the function of the sense of smell is treated through the theory of heat where it is claimed that “the power of smell is by its nature warm” (444a 25) and that it is a prerogative better developed in a human being than in other animals.

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Mariangela Ielo, Influenze platoniche nella biologia aristotelica

In the 5th century BC, alongside Alkmaeon's encephalocentric theory, the doctors of the Hippocratic School, by whom the brain was demonstrated to be the hegemonic organ of the body, and the hemocentric theory that finds its maximum expression in Empedocles, who considered the qualities of nourishment and thought they were present in the heat of the blood, there is also a third position: according to this, the vital principle of the body of living beings is the heart, which also represents the seat of thought, sensation and knowledge.

These approaches, though different from each other, had something in common: the fact that they identified the "beginning" of the mental and vital processes within a single authority, which could be the heart, the blood and the brain.

In the beginning of the 4th century, the concept of unity is gradually being affected by new patterns of thought, suggesting mediation between these theories, assimilating their most important elements. This mediation is initially attributed to Philolaus of Croton. Such an idea achieved success at the philosophical schools of Magna Graecia until it reached Plato’s Academy, where it was accepted as a biological theory built on ideologically narrow terms and formulated by thinkers who were neither naturalists nor doctors. In fact, the proposed organic system matched the plan of a legislator transferring the model of tripartite distribution of social classes, as considered in Plato’s Republic, to the interdependence, as instituted among the tripartite structures of the body and the soul in Timaeus.

The theory of breathing in Timaeus (78 and 79 a-e), based on the rules of hemocentric theory, on the organic value of blood-heat, will play a fundamental role in the formulation of the biological theory of heat by Aristotle. According to the Stagiritian philosopher, the latter still maintains the characteristics of a theory both of nutrition and blood flow, ultimately demonstrating blood as the vehicle carrying the heat, which then diffuses into the body through the vascular systemic.

Within the framework of Aristotelian theory, it’s the heart, center and ruler of the whole organism, which expresses the principle of nourishment, movement and sense in the human organism. The political transposition proposed by Aristotle in De motu animalium plays a role analogous to what Plato had identified in the ratio between "body" and "soul". In essence, Aristotle embodies in the image of the cardiac artery that transfers on the acropolis, which at Timaeus demonstrated the head and the brain (Timaeus 70 a-b). The Platonic Acropolis is transformed into a home where, according to Aristotle, the heart that produces blood and heat is based, and the body image (with a hierarchical structure in Plato) changes into a picture of a "well-governed polis," where each party plays its own role and converges towards the center, receiving the principium motus from the primum movens (On Animals 703 a 14 and 702 a 21-22). All parts of the body will then converge towards the center, from where they gain consistency, and receive the spark of fire that gives life to every living creature.

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Marta Compagnone, Fatum, Sors, Fortuna. Stoicismo greco e reinterpretazione latina nell'epica dell'età dei Flavi

 Scopo del presente elaborato è di indagare gli echi dello stoicismo, misti alle istanze culturali e storiche dell’età dei Flavi, su un aspetto preciso riscontrato nei poemi, quello relativo al campo lessicale fortuna/sors, non trascurando il “motore immobile” degli eventi, il fatum, che costituiscono la terminologia mediante la quale veniva designato il complesso concetto di Destino.

The purpose of this essay is to investigate the echoes of Stoicism, together with the historical and cultural questions of the Flavian, regarding a specific aspect found in the poems, which relates to the lexical field fortuna/sors, not neglecting the “unmoved mover” of the events, the Fatum; they are the terms by which the complex concept of Destiny was designated.

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Adriana Garroni, March Bloch oltre la nouvelle histoire: prospettive teoriche da riscoprire

Con questo articolo si ripercorrere una tappa fondamentale della storia della storiografia moderna: la reazione contro il positivismo del tardo XIX sec. fino all’elaborazione di nuovi metodi e nuovi oggetti della ricerca storica novecentesca. Si propone un’analisi del dibattito storiografico francese novecentesco, dalla storia totale di Marc Bloch e Lucien Febvre alle riflessioni di Le Goff e altri storici sulla antropologia storica e sulla, tanto celebrata quanto criticata, dilatazione dell’ambito della ricerca storica. Si sostiene la necessità di riscoprire quegli strumenti intellettuali di analisi e di sintesi, ravvisabili certamente nell’opera di Bloch, coi quali elaborare non solo nuove sintesi della conoscenza storica, ma anche una interpretazione complessiva delle nostre società, che è condizione necessaria per il loro miglioramento.

Dans cet article on cherche à analyser une étape fondamentale de l’histoire de l’historiographie moderne, qui va de la réaction au positivisme (XIXème siècle) jusqu’à l’élaboration de nouvelles méthodes de la recherche historique. Plus en détail on va se concentrer sur le débat historiographique en France : de l’histoire totale de Marc Bloch et Lucien Febvre aux réflexions de Le Goff et d’autres historiens jusqu’à l’anthropologie historique et à la dilatation du domaine de la recherche historique – passage qui a été tantôt célébré tantôt critique.

On  essaie de démontrer la nécessité de redécouvrir les outils intellectuels d’analyse et de synthèse de la connaissance historique – il s’agit d’un atout déjà présent notamment chez Bloch – avec lesquels on devrait élaborer non seulement une synthèse de la connaissance historique, mais aussi une interprétation de notre société actuelle. Cette redécouverte est d’autant plus importante pour sa valeur éthique, car son but ultime est l’amélioration de notre être-au-monde.

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Natascia De Gennaro, Dal profilo dell’homo nel mondo romano al fallimento dell’humanitas secondo Sloterdijik e un possibile rimedio

L’Occidente europeo affonda le sue radici nell'eredità culturale dal mondo classico e, specie nel campo dell’etica, ha costruito la sua identità attraverso concetti e simboli che, sin dalla loro prima elaborazione e il più delle volte in anticipo sulla filosofia, si sono fatti spazio in modo prepotente e permanente nel dibattito etico ed antropologico di ogni epoca, rivelando di volta in volta una problematicità e una pregnanza sempre nuove. Uno di questi concetti è quello di humanitas, ideale universale sul versante dello spazio e del tempo perché rimanda, nel suo senso più ampio, all’esistenza di una natura umana comune e transculturale. Secondo la bella definizione di Alfonso Traina nell’idea romana di humanitas «culmina tutto il travaglio del mondo antico, prima che la caritas cristiana insegnasse a riconoscere ed amare il figlio di Dio in ogni uomo».

Dopo una breve storia filologica del concetto a partire dalla sua comparsa nella palliata arcaica fino al suo accoglimento presso i pensatori cristiani, il presente articolo si propone di rilevare il grado di“possesso” -per dirla con Goethe- del patrimonio immateriale del mondo classico nell'epoca "post-moderna". L’humanitas è certo solo una tessera esemplificativa di tale tradizione, ma densa di significato come poche. Ci si gioverà, nell’analisi, della pessimistica quanto provocatoria riflessione del filosofo tedesco Sloterdijk sul fallimento del modello classico, ovvero ciceroniano, di homo nell’età contemporanea, per giungere infine ad indicare in una più consistente e più consapevole didattica delle lingue classiche un possibile rimedio.

European Occident boasts the impressive classical heritage, wich includes, expecially in the ethics, some concepts frequently born before philosophy and universally considered essential in all anthropological studies and in the ethics themselves. One of these concepts is “humanitas”, universal in space and time idea because it pertains to the whole humankind. According to the italian philologist Alfonso Traina the latin concept of humanitas has received all the intellectual heritage of the classical period until the appearance of Christian concept of caritas, wich instructed to recognize and love the son of God in each man.

 In this work, after a brief philological history of the word from its birth in archaic comedy of Plato to the integration in the Christian thinking, we are observing the level of “mastery”  -as Goethe said- of the intangible classical heritage nowadays. Certainly humanitas is only a tile of this heritage, but really substantial one among the other concepts. We are taking advantage of the pessimistic as provocative thought of the German  philosopher Sloterdijk about the failure of the classic or ciceronian model of homo in the contemporary era. Finally we are indicating a more widespread and mindful didactics of classical languages as a possible relief from the crisis.

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Mattia Sirkoski-Francesco Corsini, Il cogito interrotto. Riflessioni sul destino della filosofia nella scuola italiana

L'articolo focalizza l'attenzione sulla situazione attuale dell'insegnamento della filosofia in Italia, partendo dalla scelta spagnola di rendere tale materia opzionale. Dopo una ricognizione storica che motiva la posizione un tempo centrale e oggi periferica sulla disciplina, si fanno notare alcune storture ministeriali nell'attuale attribuzione delle poche ore della nostra materia (forte penalizzazione della classe di concorso a037 – storia e filosofia), e infine si rilancia l'importanza di tale insegnamento sia nell'ottica di un potenziamento delle competenze logiche e di cittadinanza, sia come ponte fra le varie materie e come ottica globale tale da improntare anche l'approccio alle altre discipline, con lo scopo di una scuola che voglia essere laboratorio di soluzioni alle sfide del futuro, e non mero addestramento professionale.

La filosofia risulterà essere la risposta al problema di una scuola che non riesce più ad essere ascensore sociale e che ha perso la capacità di promuovere abiti critici ed elasticità mentale.

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 Pasquale Vitale, Roberto Ardigò e la tradizione aristotelica

In questo articolo si pone l'attenzione sul tentativo di Roberto Ardigò di rintracciare le radici del Positivismo nella filosofia della natura di Pietro Pomponazzi. Partendo dal nuclei concettuali contenuti nel Discorso tenuto da Ardigò del 1869 e reperendo le lezioni pomponazziane a cui quei nuclei fanno riferimento, si è tentato di mettere in discussione la logica di precorrimento che legge nelle questioni naturali del Peretto un'anticipazione dei metodo della scienza moderna.

Dans cet article on analyse l’essai du philosophe positiviste italien Roberto Ardigò de retrouver les origines du Positivisme dans la philosophie de la nature de Pietro Pomponazzi. En partant du Discours prononcé par Aridgò en 1869, on cherche à mettre en cause la logique de l’anticipation qui lit dans les questions naturelles du Peretto le début d’une application des méthodes de la science moderne.

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