IRVIN YALOM, Il problema Spinoza

 

Irvin Yalom, Il problema Spinoza, Milano, Neri Pozza, 2012

 

Recensione di Sonia Iovine (Liceo Statale “Domenico Cirillo” di Aversa)

La filosofia possiede un valore salvifico se adoperata per indagare se stessi e di ciò è consapevole Irvin David Yalom, uno scrittore, psichiatra e docente statunitense, autore di narrativa e saggistica. Yalom nacque nel 1931 a Washington DC da una famiglia ebraica poco abbiente, conseguì la laurea in medicina e inaugurò la propria carriera accademica in qualità di professore di Psichiatria alla Standford University. La figura di Yalom è arricchita dal suo orientamento psichiatrico di matrice esistenzialista, approccio nato da conoscenze cliniche e da riflessioni filosofiche.

I punti cardine della scuola esistenzialista e della sua ricaduta terapeutica sono calati da Yalom in ogni suo romanzo. Rinomati sono La cura di Schopenhauer (2005), Le lacrime di Nietzsche (2006), Sul lettino di Freud (2015) e Il problema Spinoza (2012) – faccio riferimento agli anni di pubblicazione delle edizioni italiane uscite per la casa editrice “Neri Pozza”. Il problema Spinoza si presenta come romanzo filosofico dallo stile lineare ed immediato, prevalentemente paratattico, funzionale ad esprimere in modo chiaro e comprensibile i complessi concetti spinoziani. La filosofia satura ogni pagina dello scritto in modo profondo e coinvolgente in quanto intrecciata alle vicende e ai moti interiori dei due protagonisti: Baruch Spinoza e Alfred Rosenberg. Il primo è un commerciante e filosofo ebreo la cui famiglia, di origini portoghesi, è stata costretta a trasferirsi in Olanda per sfuggire al clima rigidamente intollerante dell'Inquisizione; il secondo, presentato nella narrazione appena adolescente e di cui sarà possibile osservare il percorso di crescita, diventerà uno dei fondatori del partito nazista e intimo collaboratore di Adolf Hitler. È interessante il modo in cui Yalom sfrutta l’incolmabile distanza temporale che allontana i protagonisti alternando capitoli ambientati nell’Olanda del ‘600 a capitoli dislocati tra l’Estonia e la Germania del ‘900, dando così vita ad un’originale narrazione che cattura il lettore in ogni capitolo.

Il primo incontro di cui si fa esperienza leggendo il romanzo è con Spinoza, che entra immediatamente a contatto con tre figure determinanti per lo sviluppo della vicenda: Jacob e Franco, ebrei trasferitisi dal Portogallo, e van den Enden, un uomo piacevolmente colpito dalla scrittura e dal pensiero critico – spesso pungente – del ragazzo. Quest’ultimo offrirà a Spinoza lezioni di lingua greca per poter colmare alcune lacune e sviscerare il pensiero dei principali filosofi ellenici, ricevendo in cambio lezioni di ebraico per sé e sua figlia. Inizia così ad ampliarsi la già vasta cultura di Baruch, che troverà in van den Enden un ottimo insegnante e in sua figlia Clara Maria, tredicenne intelligente e carismatica, il calore e il dolore che solo dall’amore possono scaturire.

Parallelamente a quella di Spinoza si snoda la storia di Alfred Rosenberg, la cui propensione alla solitudine mista ad una radicata insicurezza emerge sin dalle prime pagine a lui dedicate. L’elemento che più lo caratterizza è, però, l’esplicita repulsione nei confronti della razza ebraica, incolpata di indebolire la razza ariana ledendone la purezza. Questa feroce intolleranza accompagnerà Rosenberg per l’intero romanzo, fino a sfociare in un odio privo di limiti morali. Sarà lo psicoanalista Friedrich Pfister a tentare di indagare e mitigare tale spietata avversione. Amico di infanzia del fratello di Alfred, si imbatterà in quest’ultimo per caso in una birreria di Reval e riuscirà quasi subito a penetrare nella profondità di Alfred, che si sentirà compreso e al sicuro nelle caute e pensate parole dello psicanalista.

Due eventi, storicamente verificatisi, daranno una svolta alle vite dei protagonisti. Spinoza, sprezzante delle cieche tradizioni e superstizioni intessute nella religione ebraica, subirà la scomunica da parte della comunità perché accusato di eresia e dovrà allontanarsi per sempre da qualsiasi ebreo, perfino dalla propria famiglia. Costituiscono un colpo di scena le dinamiche per cui la scomunica sarà rilasciata, mentre sarà densa di speculazione filosofica e agrodolce introspezione la nuova vita condotta dal filosofo, a metà tra la malinconica solitudine e la tanto anelata libertà. Egli, infatti, afferma: «Durante il giorno sono un nuovo uomo che […] elabora pensieri eccitanti e liberi. Ma di notte sono Baruch, un ebreo vagabondo che viene confortato da madre e sorella». In queste pagine emerge in modo chiaro gran parte del pensiero di Spinoza riguardo la concezione immanentistica di Dio e la comprensione delle proprie passioni per poter conseguire l’atarassia, una vita lontana da turbamenti, in quanto «una delle cose più importanti che ho imparato è che è irragionevole cercare di controllare le cose sulle quali non abbiamo alcun controllo».

Per Rosenberg l’evento determinante è costituito dall’incontro con Hitler, le cui attenzioni lo ossessioneranno fino a logorare la sua autostima. In suo soccorso, insieme a Friedrich, accorrerà proprio la filosofia di Spinoza che rappresenterà per Alfred un “problema”, pronto a torturare la sua mente in cerca di risposte. Come può un uomo di così strabiliante intelligenza essere ebreo? Come può un ebreo essere ammirato dalle più grandi menti tedesche? Spinoza sembrava rompere gli intransigenti schemi antisemiti di Rosenberg, ma avrà Alfred trovato una risposta? E riuscirà a sanare il sostrato di insicurezza da sempre annidato in sé o sfocerà in qualcosa di ancor più preoccupante e pericoloso? Baruch, invece, in che modo e fino a che punto delineerà la sua squisita e densa filosofia? Sarà sempre solo e diviso a metà o troverà pienezza e riparo in qualcosa?

Da un lato un uomo profondo ed eccezionalmente intelligente, disposto a pagare un alto prezzo pur di inseguire la libertà; dall’altro un uomo vile, turbato e reso cieco dall’odio. Due differenti modi di affrontare la solitudine, di orientare le proprie vite, ma entrambi i percorsi appassioneranno il lettore, che si sentirà trasportato in una dimensione densa di significato e di introspezione. Per tale ragione non bisogna essere amanti della filosofia o della storia per apprezzare questo libro, ma solo lasciarsi andare al piacere della lettura.